• Grande e piccola •



Moschea di Hassan II, Casablanca, Marocco - agosto 2017

Nelle nazioni in cui la religione è parte integrante dello Stato, la costruzione di luoghi di culto imponenti ha il duplice scopo di esaltare la fede e celebrare la magnificenza del sovrano. La guida – che parla un buon italiano, come molti marocchini che lavorano nel turismo – sembra concentrarsi più sul secondo aspetto. Ci tiene particolarmente, infatti, a illustrare l'avanzata tecnologia del tetto semovente, che si apre nelle giornate più calde per far circolare l'aria, e fa notare con grande entusiasmo come gli altoparlanti siano stati sapientemente camuffati nei capitelli delle colonne e alla base dei pilastri.

Forse i volantini turistici esagerano un po' quando lo definiscono "uno degli edifici più belli del mondo" e "una delle meraviglie del XX secolo", ma va bene così: anche questa enfasi fa parte della cultura locale, che il viaggiatore si limita a osservare senza giudicare.



Più tardi, lungo l'autostrada verso la nostra meta successiva, facciamo la classica sosta in un autogrill locale. Tutto sommato, queste aree di servizio si somigliano un po' in tutto il mondo, sia per i prodotti offerti che per le necessità di chi vi si ferma. Eppure, mentre gli altri compagni di viaggio cercano i bagni o si affollano al bancone del bar, la mia attenzione viene catturata da due piccole costruzioni bianche, un po' in disparte e per nulla appariscenti.

Non essendoci turisti nei paraggi, mi avvicino con finta indifferenza: tengo il cellulare nella mano abbandonata lungo il fianco, ma con il dito già pronto sul pulsante di scatto, intuendo ciò che avrei scoperto di lì a poco.

Ed eccole: delle vere e proprie mini-moschee da viaggio, pensate per i fedeli che desiderano concedersi una pausa spirituale oltre che materiale. Nel fresco di quello spazio in ombra, le persone cercano un ristoro per l'anima e per il corpo in modo assolutamente intimo e volontario; un netto contrasto con le affollate adunate nella grande moschea visitata in precedenza, che finiscono per essere, con ogni probabilità, soprattutto un'esaltazione del potere temporale





  



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