Post

• Tra pesci di gesso e vecchie frequenze •

Immagine
  Tunisia, dicembre 2025 Osservo le pareti scanalate di questa casa troglodita scavata nelle montagne del deserto tunisino. Nonostante l'ambiente sia chiaramente allestito per accogliere noi turisti, la composizione che mi trovo davanti ha un equilibrio curioso e inusuale. C'è la bambina della famiglia che ci riceve. Resta in disparte, silenziosa e rispettosa. Mi guarda con una curiosità composta, tipica di chi vede passare volti nuovi ogni giorno ma continua a farsi domande su chi siano queste persone che arrivano da così lontano. Sulla parete, il bianco della calce fa risaltare due pesci verdi dipinti: sono simboli di prosperità e buona fortuna, un augurio che qui si trova spesso sugli usci delle case. Poco sopra, una piccola radio nera con le manopole e l'antenna allungata sembra sorvegliare la scena. È un oggetto semplice, quasi fuori dal tempo, che però completa perfettamente questo angolo di mondo scavato nella terra.

• Baguette, conti e telefonate •

Immagine
  Tunisia, dicembre 2025 In questo scatto ci sono tre punti focali che, insieme, creano una narrazione silenziosa. Il primo è evidente, dove il senso della vista fa quasi spazio al tatto e all'olfatto. Sembra quasi di prendere in mano queste baguette fragranti e dorate di forno, accatastate in primo piano. Sono loro a dare il contesto immediato, a posizionarci in una panetteria dove il lavoro è tangibile. Poi lo sguardo si sposta a destra, in primo piano. C'è la tradizione: un uomo anziano, forse il padre, seduto con la calma di chi ha visto migliaia di albe. Guarda in basso contando i soldi, concentrato o forse solo perso nei suoi pensieri. Infine, al centro, c'è il contrasto: il ragazzo giovane, giubbotto moderno, telefono all'orecchio. Qual è la storia che si nasconde dietro questo istante? Possiamo immaginare il conflitto: il ragazzo che non vuole seguire le orme del padre e che cerca una via di fuga attraverso quella chiamata, lontano dal calore del forno. Oppure, ...

• L'imperfezione che rende reale •

Immagine
  Tunisia, deserto, Dicembre 2025 Chi non è stato presente in questo posto potrebbe pensare che la foto sia costruita, forse troppo satura, o persino un fotomontaggio studiato a tavolino. Eppure, vi assicuro, non c’è nulla di più naturale di questo istante. Arriviamo alla duna del campo mentre il sole sta già scendendo veloce. Davanti a me si apre una distesa di arbusti scuri, un terreno quasi lunare che contrasta violentemente con l'esplosione arancione del cielo. In lontananza, proprio sotto il disco solare, noto quel gruppo di persone. Sono altri viaggiatori, un altro gruppo che ha deciso di avvicinarsi alla cresta per sentirsi ancora più immersi nel deserto. Il primo pensiero, lo ammetto, è egoista: "Mi stanno rovinando la visuale pulita". Avrebbero potuto essere un disturbo, una macchia su un orizzonte perfetto. Invece, mentre scatto, capisco che è esattamente il contrario. Il teleobiettivo schiaccia la prospettiva e avvicina tutto, è vero, ma la scena si presentava ...

• Il palcoscenico sulle dune •

Immagine
  Tunisia, dicembre 2025 Osservo questa foto e vedo la contraddizione perfetta del nostro viaggiare. Il deserto, nell'immaginario comune, è il luogo del silenzio, del mistero, dell'isolamento assoluto. Eppure è proprio questo richiamo ancestrale ad attirare le masse e più ci attira, più inevitabilmente lo trasformiamo, rendendolo turistico fino al midollo. Quello che ho davanti agli occhi non è più solo un confine naturale tra la terra e il cielo. Quel crinale si è trasformato in un vero e proprio palcoscenico. Lassù, in fila come attori prima dello spettacolo, convivono i vecchi e i nuovi sistemi. Da una parte i cammelli, fermi come comparse che recitano la parte di un passato romantico che forse non esiste più; dall'altra la potenza meccanica delle jeep, pronte a lanciarsi in quella specie di montagne russe su e giù per la sabbia. È giusto? È sbagliato? Mentre scatto non so darmi una risposta. Forse non serve nemmeno cercarla. Questa è semplicemente la realtà di oggi, sen...

• Un omaggio ai piedi •

Immagine
  Medina di Tozeur, Tunisia, dicembre 2025 Quando viaggiamo, la nostra attenzione è quasi tutta per quello che abbiamo intorno. Usiamo la vista per orientarci e guardare i panorami, le mani per toccare gli oggetti che troviamo, naso e bocca per sentire i profumi e i sapori nuovi. Però, ci dimentichiamo quasi sempre dei piedi. Eppure sono loro che ci portano in giro, con pazienza e costanza. Sostengono il peso dei nostri corpi e quello dei nostri zaini tutto il giorno. Nella maggior parte dei casi finiscono a calpestare terra, asfalto, ghiaia o altri materiali "poco nobili". Insomma, fanno il lavoro sporco senza lamentarsi. Così, per una volta, gli rendiamo onore e li trattiamo bene. Ho scattato queste foto mentre camminavamo su tappeti variopinti, pieni di forme e colori diversi, nella medina di Tozeur e ho creato un collage che ne simula il movimento. È un piccolo omaggio visivo: niente polvere grigia oggi, solo trame colorate. Dopotutto, i piedi sono lo strumento fondamenta...

• Raggi di sole e silenzio •

Immagine
  Tunisia, dicembre 2025 La luce entra prepotente, quasi solida. Taglia l'aria ferma della stanza e disegna nell'ombra delle geometrie perfette, una raggiera che sembra voler toccare i tavoli ancora spogli. Mi trovo in un ristorante all'Oasi di Ksar Ghilane, nel profondo sud della Tunisia, alle porte del Sahara. Eppure, mentre scatto questa foto, mi rendo conto di quanto l'immagine stia mentendo, o meglio, di quanto stia raccontando una storia universale. Se non sapessi dove sono, potrei immaginarmi seduto in un vecchio saloon polveroso degli Stati Uniti, o forse in un bar silenzioso della Thailandia rurale, in attesa che passi il caldo del pomeriggio. È questo che mi affascina di questo scatto: la totale decontestualizzazione. Non ci sono indicazioni geografiche, non c'è il deserto fuori dalla finestra a suggerire le coordinate. C'è solo l'atmosfera. Pareti ruvide, il legno scuro delle sedie, le tovaglie dai motivi geometrici e quella polvere che danza nei ...

• Architettura jazz tra pietre e cielo •

Immagine
  Tunisia del sud, gennaio 2026 Camminando per il borgo berbero di Beni Barka, la prima sensazione che mi investe è quella di un affascinante abbandono. Tutto intorno a me sembra in disordine, diroccato, oserei dire sgarrupato . Le case sembrano aggrapparsi l'una all'altra senza un piano preciso, figlie di un tempo che ha eroso gli spigoli e confuso le linee. Poi, però, mi soffermo in questo angolo specifico e capisco che devo cambiare prospettiva. Guardo questa facciata e cerco invano una logica razionale. Non c'è alcuna regolarità, nessuna concordanza architetonica, nessun allineamento prevedibile. Sembra un edificio costruito in maniera quasi casuale, un mattone dopo l'altro, seguendo l'istinto del momento. Le aperture sono un campionario di forme libere: alcune sono alte e strette , feritoie verso lAttraverso un’apertura rettangolare vedo  mura interne accese dal sole , vibranti di luce calda; poco più sotto, un arco conduce al buio profondo di una stanza in omb...

• Il distributore a gravità •

Immagine
  Tunisia, dicembre 2025 Osservo questa Suzuki blu brillante ferma a bordo strada e mi rendo conto che questa scena racconta molto più di un semplice rifornimento: racconta la geografia economica di un intero Paese. Mentre attraverso la Tunisia, è impossibile non notare la differenza con i giganti che la circondano. A differenza dei vicini, l'Algeria e la Libia, dove l'oro nero e il gas naturale sono abbondanti, qui la produzione di idrocarburi è decisamente minore. È proprio questo dislivello, questa scarsità rispetto all'abbondanza oltre confine, a creare le condizioni per ciò che vedo scorrere fuori dal finestrino ogni giorno. Lungo le strade è normale imbattersi in venditori di benzina di contrabbando. Solitamente la merce è esposta in semplici bottiglie di plastica, file di contenitori trasparenti riempiti di liquido ambrato che brillano al sole in attesa di un acquirente. Ma qui, davanti ai miei occhi, il servizio ha fatto un salto di qualità. Per offrire un'assis...

• Incorniciare il deserto •

Immagine
  Zaafrane - Tunisia, dicembre 2025 Eh niente, è più forte di me. Quando mi capita di vedere in giro qualcosa che assomiglia anche solo vagamente a una cornice quadrata, nella mia testa scatta immediatamente il tema "Square in Square". Credo che questa forma geometrica sia ormai un po' sottovalutata. Fino a qualche anno fa eravamo spinti da Instagram a ragionare in 1:1. Ma dopo le recenti modifiche della piattaforma, che ormai accetta e anzi incoraggia tutte le dimensioni (specialmente quelle verticali), il fascino del quadrato sembra essersi un po' perso per strada. Ci siamo abituati a una maggiore flessibilità. Eppure, c'è una nobiltà diversa in questo formato. Le proporzioni del rettangolo possono essere gestite e cambiate a piacimento in post-produzione; se sbagli leggermente l'inquadratura, un "crop" tattico spesso salva la situazione. Il quadrato no. Il quadrato è rigido, severo. Non ha un lato dominante su cui appoggiarsi, non c'è orizzont...

• Guida o star del deserto? •

Immagine
Metameur, Tunisia del sud, dicembre 2025  Osservo questo scatto realizzato tra le rovine di terra ocra di un antico villaggio berbero in Tunisia. Al centro della scena, in netto contrasto con l'oscurità dell'arco alle sue spalle, c'è il nostro autista. La sua presenza è teatrale, quasi magnetica: avvolto in un tagelmust viola chiaro che lascia scoperti solo gli occhiali dalle lenti specchiate arancioni, indossa un gilet tattico pieno di tasche e patch, tra cui spicca quella con la bandiera tunisina e la scritta "Guida del Deserto". È un'immagine che riassume perfettamente una dinamica che incontro spesso durante i miei viaggi come coordinatore per Avventure nel Mondo, specialmente in Nord Africa e Medio Oriente. Qui, la figura che ci accompagna non si limita a illustrare i luoghi o a guidare il mezzo: esercita una forte dominanza scenica. C'è una ricerca voluta del mistero, un atteggiamento "deterrente" e solenne, anche quando il contesto – come ...