• Incorniciare il deserto •
Zaafrane - Tunisia, dicembre 2025
Eh niente, è più forte di me. Quando mi capita di vedere in giro qualcosa che assomiglia anche solo vagamente a una cornice quadrata, nella mia testa scatta immediatamente il tema "Square in Square".
Credo che questa forma geometrica sia ormai un po' sottovalutata. Fino a qualche anno fa eravamo spinti da Instagram a ragionare in 1:1. Ma dopo le recenti modifiche della piattaforma, che ormai accetta e anzi incoraggia tutte le dimensioni (specialmente quelle verticali), il fascino del quadrato sembra essersi un po' perso per strada. Ci siamo abituati a una maggiore flessibilità.
Eppure, c'è una nobiltà diversa in questo formato. Le proporzioni del rettangolo possono essere gestite e cambiate a piacimento in post-produzione; se sbagli leggermente l'inquadratura, un "crop" tattico spesso salva la situazione. Il quadrato no. Il quadrato è rigido, severo. Non ha un lato dominante su cui appoggiarsi, non c'è orizzontale o verticale che tenga.
È una vera sfida trovare un contenuto che si adatti bene a uno spazio così perfettamente equilatero. Richiede un equilibrio compositivo diverso, spesso più centrale, più statico ma incredibilmente potente.
In questo scatto, la cornice grezza e materica del muro in primo piano diventa il mio mirino naturale. Attraverso questo buco nella pietra, il deserto si rivela come un palcoscenico teatrale: le dune morbide, i cammelli in attesa, le figure umane. Tutto è costretto a convivere in quello spazio ristretto, eliminando ogni distrazione laterale. È la rivincita del formato 1:1: una finestra precisa e immobile sul movimento del mondo.
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