• Raggi di sole e silenzio •
Tunisia, dicembre 2025
La luce entra prepotente, quasi solida. Taglia l'aria ferma della stanza e disegna nell'ombra delle geometrie perfette, una raggiera che sembra voler toccare i tavoli ancora spogli.
Mi trovo in un ristorante all'Oasi di Ksar Ghilane, nel profondo sud della Tunisia, alle porte del Sahara. Eppure, mentre scatto questa foto, mi rendo conto di quanto l'immagine stia mentendo, o meglio, di quanto stia raccontando una storia universale. Se non sapessi dove sono, potrei immaginarmi seduto in un vecchio saloon polveroso degli Stati Uniti, o forse in un bar silenzioso della Thailandia rurale, in attesa che passi il caldo del pomeriggio.
È questo che mi affascina di questo scatto: la totale decontestualizzazione. Non ci sono indicazioni geografiche, non c'è il deserto fuori dalla finestra a suggerire le coordinate. C'è solo l'atmosfera. Pareti ruvide, il legno scuro delle sedie, le tovaglie dai motivi geometrici e quella polvere che danza nei raggi del sole, rendendo l'aria visibile.
È una foto scenografica, certo, ma è anche un promemoria di come certi angoli di mondo, pur così distanti tra loro, condividano la stessa anima fatta di luce e penombra. In questo istante, potrei essere ovunque, e va bene così.

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