• Baguette, conti e telefonate •
Tunisia, dicembre 2025
In questo scatto ci sono tre punti focali che, insieme, creano una narrazione silenziosa.
Il primo è evidente, dove il senso della vista fa quasi spazio al tatto e all'olfatto. Sembra quasi di prendere in mano queste baguette fragranti e dorate di forno, accatastate in primo piano. Sono loro a dare il contesto immediato, a posizionarci in una panetteria dove il lavoro è tangibile.
Poi lo sguardo si sposta a destra, in primo piano. C'è la tradizione: un uomo anziano, forse il padre, seduto con la calma di chi ha visto migliaia di albe. Guarda in basso contando i soldi, concentrato o forse solo perso nei suoi pensieri.
Infine, al centro, c'è il contrasto: il ragazzo giovane, giubbotto moderno, telefono all'orecchio.
Qual è la storia che si nasconde dietro questo istante? Possiamo immaginare il conflitto: il ragazzo che non vuole seguire le orme del padre e che cerca una via di fuga attraverso quella chiamata, lontano dal calore del forno. Oppure, al contrario, possiamo leggere una collaborazione: il figlio che sta aiutando l'anziano genitore, magari contrattando l'acquisto di farina per la prossima infornata o gestendo un ordine importante.
Il bello delle foto è proprio quando riescono a raccontare qualcosa. Sembra un concetto ovvio, ma è una delle sfide più difficili: il racconto si svolge necessariamente nel tempo, scorre, evolve, mentre una fotografia è per sua natura statica, immobile. Eppure, se uno scatto riesce a rompere questa barriera e a suggerire un "prima" e un "poi", oppure due scenari completamente diversi ma entrambi possibili, allora è una bella foto.

Commenti
Posta un commento