• Il balletto •

Gruppo di uomini di colore in conversazione davanti a un manifesto logoro che raffigura gambe di ballerine classiche

Lisbona, 24 agosto 1992

Questa è una delle mie fotografie più riuscite, quella a cui sono maggiormente legato. La soddisfazione è amplificata dal fatto che risale all'era analogica: una vera "buona la prima", dove esisteva una sola possibilità per cogliere l'attimo, la composizione e la luce perfetta.

Il contrasto tra il rosa pallido delle esili gambe dipinte sullo sfondo e il nero profondo della pelle dei ragazzi in primo piano trascende qualsiasi confronto razziale: qui esistono solo colori, forme ed esseri umani. Le immagini sul muro sono finte e statiche, ma i loro strappi rivelano un tocco di umanità, segni del tempo che ricordano il naturale decadimento della bellezza reale. Al contrario, le figure maschili sono forti e dinamiche, congelate in un confronto di cui lo spettatore può solo immaginare il contesto.

Tuttavia, il dettaglio più seducente rimane il linguaggio delle gambe: uniformi quelle finte, straordinariamente diverse quelle vere. Di profilo e unite esprimono l'attesa; larghe e piantate, la decisione; flesse e aperte, la riflessione; incrociate in punta, l'affabilità; sfasate, l'incertezza. Sullo sfondo, le ballerine restano identiche e inclinate in un eterno passo di danza, semplice contorno ai veri protagonisti della scena.

Post popolari in questo blog

• Il selfie •

• Pasqua in Val di Mello •

• Camp du desert, Lompoul •

• Baguette, conti e telefonate •