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Aeroporto di Tirana, Albania, luglio 2016

Penso che l'italiano sia una delle lingue maggiori meno utilizzabili all'estero.
I madrelingua inglesi, ovviamente, possono viaggiare in tutto il mondo senza degnarsi di studiare uno straccio di lingua straniera; spagnoli, francesi, ma anche tedeschi hanno a disposizione più o meno ampie zone del globo dove, non solo si possono sentire linguisticamente a casa, ma probabilmente sono anche visti con un certo rispetto in quanto portatori della vera lingua madre.

E gli italiani?
Sì, c'è il Canton Ticino dove però ci vedono con una certa superiorità nonostante il loro accento simil bergamasco.
E poi?   E poi c'è l'Albania, in questo fazzoletto di terra con poco più di tre milioni di persone l'italico viaggiatore per una volta si può sentire come lo yankee padrone del mondo: molti parlano più o meno bene la sua lingua di casa per cui non deve fare sforzi per cambiare registro.
Peccato che la trasmissione della nostra parlata non è arrivata dopo secoli di importante e superba dominazione coloniale oppure con l'autorità di una cultura e letteratura dominante.   No, qui l'italiano lo sanno un po' per quello scampolo di dominio fascista negli anni trenta, ma soprattutto grazie alle trasmissioni televisive che, soprattutto durante il periodo comunista, erano l'unica finestra sul mondo esterno.

Il risultato, un po' divertente, è evidente fin da subito in un serio e ufficiale bancomat di una banca tedesca all'aeroporto internazionale di Tirana dove evidentemente non hanno nemmeno pensato di utilizzare Google Translate, bensì si sono affidati a queste frammentarie e sconclusionate conoscenze linguistiche.



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