• Giganti e passanti •
Citta del Messico, agosto 2025
Sono al Palacio de Bellas Artes, nel cuore di Città del Messico. Qui le pareti non servono solo a sostenere il tetto, ma a urlare la storia di un popolo.
Davanti a me c'è "La Nuova Democrazia" di David Alfaro Siqueiros. Per il Messico questi murales sono sacri: sono nati dopo la Rivoluzione per educare, per ricordare che la libertà si conquista spezzando le catene. L'opera è un'esplosione visiva: muscoli tesi, colori di fuoco, un viso stravolto dallo sforzo di uscire dall'oppressione. È un dipinto provocatorio, che vuole scuoterti le viscere.
E poi, in basso, c'è la vita vera.
Mentre l'arte sopra di lui urla libertà e sofferenza, un tizio con una semplice camicia a quadretti passa di lì. Cammina tranquillo, mani in tasca, forse ignaro o forse solo assuefatto a tanta grandezza.
Ho scattato per fermare proprio questo cortocircuito: da una parte l'epicità della storia messicana che incombe potente, dall'altra la normalità disarmante di un giorno qualunque. L'arte resta lì a gridare per l'eternità, mentre noi le passiamo davanti, piccoli e silenziosi.
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