• Guida o star del deserto? •
Metameur, Tunisia del sud, dicembre 2025
Osservo questo scatto realizzato tra le rovine di terra ocra di un antico villaggio berbero in Tunisia. Al centro della scena, in netto contrasto con l'oscurità dell'arco alle sue spalle, c'è il nostro autista. La sua presenza è teatrale, quasi magnetica: avvolto in un tagelmust viola chiaro che lascia scoperti solo gli occhiali dalle lenti specchiate arancioni, indossa un gilet tattico pieno di tasche e patch, tra cui spicca quella con la bandiera tunisina e la scritta "Guida del Deserto".
È un'immagine che riassume perfettamente una dinamica che incontro spesso durante i miei viaggi come coordinatore per Avventure nel Mondo, specialmente in Nord Africa e Medio Oriente. Qui, la figura che ci accompagna non si limita a illustrare i luoghi o a guidare il mezzo: esercita una forte dominanza scenica. C'è una ricerca voluta del mistero, un atteggiamento "deterrente" e solenne, anche quando il contesto – come queste tranquille rovine – non richiederebbe affatto un abbigliamento così protettivo o estremo.
Questa autostima granitica, questa determinazione che trasuda da ogni gesto (e da ogni accessorio), può essere una risorsa preziosa per la sicurezza e la gestione logistica del gruppo. Tuttavia, mentre lo guardo sistemarsi con le mani in tasca, fiero nella sua "armatura" da deserto, rifletto su quanto sia fondamentale un equilibrio sottile.
La vera sfida del mio ruolo non è solo viaggiare, ma gestire le persone. E questo include far comprendere a figure così carismatiche che il viaggio è un'opera a quattro mani. La loro autorità locale è indiscutibile, ma deve incontrare la mia gestione delle dinamiche del gruppo. Non serve un comandante solitario, serve una collaborazione alla pari. In questo scatto vedo tutto questo: il fascino esotico dell'avventura e la costante, silenziosa negoziazione tra due leader che devono camminare nella stessa direzione.
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